Le fake news

Salve a tutti! Oggi voglio parlarvi di una piaga della nostra società: le fake news.

In questo articolo vi suggerirò alcune strategie per riconoscere se una notizia è veritiera oppure no.

Innanzitutto adiamo a vedere che cos’è una fake news. Il termine inglese “fake news” indica una notizia falsa, non veritiera, inventata che viene diffusa in rete con un unico obbiettivo: disinformare.

Molti penseranno che questo fenomeno risalga a un’epoca moderna, eppure la storia è piena di fake news clamorose, ma il fatto è che oggi la loro diffusione attraverso i media ha una velocità sorprendente, molto più che nel passato. Prima che si riesca a rendersi conto che una notizia è fake, questa ha avuto tutto il tempo di generare vere e proprie battaglie e polemiche globali.

Cosa è possibile fare per smascherare e contrastare falsità, bugie e disinformazione?Fortunatamente esistono alcune regole che ci aiutano a riconoscere questo tipo di notizie. Dovete prestare attenzione ai seguenti elementi:

.TITOLI: i titoli esagerati e altisonanti, scritti in maiuscolo e con un uso eccessivo di punti esclamativi. Le informazioni esagerate contenute in un titolo portano sempre la maschera di una fake news.

.IMMAGINI: le immagini come i titoli servono per catturare l’attenzione del lettore. Una buona percentuale di notizie false contengono immagini ritoccate e modificate.

.URL: un URL simile ad uno già esistente non può che contenere una notizia non veritiera.

.ERRORI: se il testo è pieno zeppo di errori di battitura si tratta di una fake news.

.FONTI: verificare sempre le fonti di un articolo. Solo così si potrà avere la certezza che siano notizie reali. Le fonti devono essere sempre attendibili. Controllare sempre su Google se una data notizia è stata già smentita oppure no.

.DATA: la data di una notizia è fondamentale. Spesso a una notizia vera vengono affiancate immagini altrettanto vere ma che non si riferiscono a una news. 

Quindi cari lettori non tutto ciò che è scritto in un articolo corrisponde alla verità…mai fidarsi troppo!! Spero che i miei suggerimenti vi siano stati d’aiuto.

Migrazione: Bambini invisibili

Dogana di Ceuta

Andalusia – Un gruppo di studenti Erasmus, di ritorno a Siviglia da un viaggio nel Nord del Marocco, hanno vissuto un’esperienza scioccante ieri notte.
Quattro bambini di età compresa tra i 5 e 12 anni si sono nascosti al disotto del loro autobus, affrontando un viaggio di 76 Km per fuggire in Europa.
Questo è quanto ci racconta Aurora, studentessa italiana di 21 anni, col volto ancora attonito.
Ci parla dell’incredulità vissuta quando, dopo aver passato tutti i controlli dell’enclave di Ceuta – città autonoma spagnola situata nel Nord Africa – , ha iniziato a sentire dei forti rumori provenire dalla parte inferiore dell’autobus, quando oramai solo pochi chilometri li separavano da Siviglia.
“Eravamo tutti preoccupati e non capivamo cosa stesse accadendo. Improvvisamente sull’autobus è scoppiato il caos: urla, pianti. L’autista dopo essersi messo in contatto con la polizia si è fermato alla prima area di sosta e mentre aspettavamo l’arrivo delle forze dell’ordine sono usciti dalle ruote dell’autobus 4 bambini: due di 4-5 anni e due un po’ più grandi, sulla decina. Avevano degli occhioni impauriti e lentamente si sono allontanati dal veicolo.”

Prima di ripartire per la Spagna i ragazzi erano stati informati del fenomeno in quanto molto frequente – come ci conferma Aurora – , ma gli studenti Erasmus, stanchi e seduti sui loro confortevoli sedili, non avrebbero mai potuto immaginare cosa sarebbe successo loro da lì a poco.
Soliti vedere tali scene nei servizi del telegiornale, con immagini che sembrano lontanissime dalla propria realtà, mai avrebbero pensato di viverle in prima persona.
Un’altra ragazza Erasmus, Claudia, anche lei ancora scioccata dall’accaduto, ci racconta che mentre giravano per le città marocchine di Tangeri, Chefchaouene e Tetouan, molti erano i bambini che cercavano di aggrapparsi agli autobus turistici, rincorrendoli fino ad arrivare agli hotel. Ed i giovani Erasmus, estranei alla realtà marocchina, pensavano fosse solo un gioco, una forma di divertimento in un mondo logorato dalla povertà e dalla miseria. Quando in realtà era una via di fuga.

La testimonianza di Aurora continua descrivendo gli sguardi persi e disperati di quei bambini: “Erano molto più piccoli di noi ma, data l’esperienza che stavano vivendo, avevano molta più forza e maturità di tutti noi”. All’arrivo della polizia i bambini erano ormai fuggiti tra le aiuole dell’autostrada. “Era buio e noi studenti eravamo più spaventati di loro.”, continua Claudia.

Aurora ci confessa di aver cercato in tutti i modi di immedesimarsi nelle teste di quei bambini, invano. Quelle piccole vita hanno messo a repentaglio la loro vita pur di fuggire dalla propria realtà, abbandonando la propria famiglia e le proprie certezze, sperando in un futuro migliore. E né Aurora, né nessun altro giovane presente in quell’autobus, può davvero capirli.

Una cosa è certa, da ieri notte la visione della realtà di questi ragazzi è completamente mutata.
Il Marocco ha cambiato loro la vita.

Erasmus: istruzioni per l’uso

Qui di sopra vi ho riportato la copertina del libro “Erasmus istruzioni per l’uso”, un libro che consiglio di leggere a tutti gli studenti che sono in partenza per questa magnifica esperienza che gli cambierà la vita.

L’autrice, Isabella Riccò, ex studentessa Erasmus ha racchiuso in questo manuale, interamente dedicato a un progetto al quale hanno preso parte 3 milioni di studenti universitari in 25 anni, non la sua esperienza personale, bensì i momenti significativi che questa realtà irreale ha riservato e riserverà a tutti i suoi partecipanti.

Un libro scritto per tutti coloro alla ricerca di informazioni e consigli su come funziona questo progetto e, soprattutto, perché funziona. Per coloro che si chiedono come mai questo progetto ha contagiato tutti gli studenti, quando a loro appare come un semplice soggiorno prolungato all’estero. Per tutti coloro che sono tornati e cercano continuamente un appiglio verso quel mondo scomparso nel giro di 24 ore.

L’autrice ci descrive il pre-partenza e come diversi tipi di persone affrontano questa fase dell’Erasmus. La fase più critica. Qui di seguito vi riporto qualche esempio:

LO SPAVALDO: non ha paura, è elettrizzato, vuole andarsene. Il posto dove vive lo stressa, non gli piace o ha semplicemente bisogno di cambiare. Vede l’Erasmus come una necessità per viaggiare, per conoscere gente, per allontanarsi dalla vita quotidiana. Stato d’animo prima della partenza: impaziente, felice, curioso di quello che lo aspetta.

IL TITUBANTE: convinto di partire fino a due settimane prima della data fatidica, e poi improvvisamente assalito dal timore. Non riesce a dormire bene la sera, presenza costante di quel “serpente” che ci accompagnava durante le interrogazioni delle superiori, regressione all’età infantile (bussare di notte in camera dei genitori, magari disturbandoli, per cercare sicurezza, conforto, speranza). Stato d’animo prima della partenza: paura, nervosismo, shock.

IL MAMMONE: colui che affronta per la prima volta il distacco dalla famiglia quando mette piede sull’aereo. questo genere di persona non è tanto preoccupato per l’esperienza in sé, più che altro spera di sopravvivere tra fornelli, pulizie settimanali, camicie da stirare e casa da gestire. Stato d’animo prima della partenza: quando mangerò di nuovo le lasagne.

Un viaggio che apre la mente: l’Erasmus

Il progetto Erasmus nasce nel 1987. Da quella fatidica data ad oggi quest’esperienza l’hanno vissuta circa un milione e mezzo di studenti in tutta l’Unione Europea. All’inizio riguardava poche persone, ma poi negli anni Novanta, e soprattutto dopo il boom del film “L’appartamento spagnolo”, è diventato quasi un “must” tra gli studenti universitari più meritevoli. Lasciare famiglie e amici spaventa. Conoscere coetanei di tanti paesi, affrontare situazioni difficili in una terra straniera, vivere esperienze indimenticabili: tutto questo è l’Erasmus.

Qui di seguito vi riporto la testimonianza di una delle prime studentesse che ha vissuto questa magnifica esperienza.

Giovanna Graziani, studentessa di Lingue presso l’università di Pisa nel lontano 1987 decise di fare le valige, ampliare le proprie conoscenze e migliorare la lingua e così partì per un anno. Frequentò l’università di Tübingen in Germania. L’accordo prevedeva la frequenza di un determinato numero di seminari e il superamento dei relativi esami, che poi sarebbero stati riconosciuti dal Consiglio di facoltà italiano. Quell’anno ha segnato la sua vita, e ne vive ancora un ricordo fortissimo, continuo. Quando è partita aveva più o meno in testa quello che tutti i ragazzi e le ragazze di vent’anni si prefiggono: imparare la lingua, conoscere nuova gente, nuovi ambienti e divertirsi il più possibile. Il tutto condito da una bella dose di paura per il mondo ‘straniero’ che ci aspetta e che ci metterà alla prova. Lei viveva in un villaggio studentesco, e dovevo condividere la cucina con due tedeschi fuori sede, due americani, una vietnamita, un peruviano e un colombiano.

Dopo un anno all’estero si torna con dei legami più o meno forti, ma soprattutto con la sensazione che di quel paese straniero abbiamo fatto parte anche noi. Adesso è una donna sposata con due bambine. Ma quell’anno in Germania resta una parte di lei.

Partite, scoprite, esplorate

Salve ragazzi, oggi vi parlerò dell’esperienza Erasmus di Sara a Praga.

“Sono tornata da due settimane nella mia città, dopo essere stata per sei mesi in Erasmus a Praga.
Dire che è stata l’esperienza più bella della mia vita fin’ora, sarebbe alquanto riduttivo.
Perché non è solo un’esperienza o un viaggio, è una nuova vita, non finisce lì, assolutamente, una volta tornato, sei un’altra persona, differente, con la mente mille volte più aperta, con tanti nuovi pensieri, ricordi fantastici, nostalgia di quella città meravigliosa, dei tuoi amici provenienti da ogni parte del mondo con i quali hai condiviso l’inimmaginabile.
È incomprensibile alla mente delle altre persone, molto ti diranno: vabbè cos’hai fatto di speciale, eri solo ad ubriacarti ogni sera (nonostante ciò fosse anche vero), ma non è solo questo.
È condividere ogni singolo momento della tua giornata con persone che dopo due mesi, sembra che ti conoscano meglio a tratti della tua famiglia o dei tuoi amici di una vita, è innamorarti di persone provenienti da paesi dei quali nemmeno sapevi l’esistenza, è visitare luoghi nascosti, ma stupendi, è viaggiare, sempre e comunque, svegliarsi la mattina dicendo: oggi dove si va? È visitare 8 differenti paesi in sei mesi, confidare le tue più grandi paure, emozioni, stati d’animo, aprirti come non hai mai fatto.
Tutto questo perché sai che il tuo tempo è limitato. Dunque non sprechi tempo a farti mille domande, non ci sono ne se e ne ma in Erasmus, tutto ciò che conta è quello che provi e che fai.
Ti cambia la vita e non sto esagerando, lo rifarei milioni di volte, non mi pento di una singola cosa.
È una cosa che ti sopraffà, che ti sconvolge da capo a piedi la personalità, scopri lati di te -negativi e positivi- che non pensavi di avere.
Viaggiate, scoprite, esplorate, non lasciatevi mai fermare da nulla e nessuno. 
Non ve ne pentirete.”

LA PARTENZA

Tutto nasce per gioco.
Una sera X parlando con un mio amico, lui mi dice “l’anno prossimo voglio partire in Erasmus, tu potresti già quest’anno perché non ti informi?”
“Ma chi io? No, non mi va, sto bene qui”.
Tempo una settimana.
Butto lì scherzando la proposta alle mie amiche/colleghe.
Contrariamente a quanto mi aspettavo prendono sul serio la proposta, da lì iniziamo a controllare il bando. Un po’ incredule, abbiamo fatto domanda e ci abbiamo riso su.
“Tanto non ci prenderanno mai”.
Nel frattempo a casa “Mamma lo sai ho fatto domanda per l’Erasmus!”
“E che è sto Erasmus?”
“Parto per sei mesi, ma non è sicuro che mi prendono”.
…colpo al cuore dei genitori che cambiano discorso per far finta non sia esistita l’ultima parte della conversazione.
È uscita la graduatoria provvisoria… siamo state prese. Per la definitiva occorre effettuare un test di lingua.
Qualche giorno più tardi arriva la graduatoria definitiva: siamo state prese!
Iniziano da lì i mille incontri con la coordinatrice Erasmus.

I mesi prima della partenza sono i peggiori. Sono interminabili. Hai la mente affollata da mille pensieri, mille preoccupazioni. “Avrò fatto la scelta giusta?”.
Prenoto il biglietto per il 04/09/2018 Roma-Siviglia.
Tutto pronto. 
Si parte.
Pianti all’aeroporto.
Sono carica pur non sapendo cosa mi aspetta.
Appena atterrata mi do una pacca sulla spalla facendomi forza e sapendo che da quel momento in poi avrei potuto contare solo ed esclusivamente su me stessa.


È difficile arrivare in un posto in cui non sei mai stata e in cui non conosci neanche una persona.
È strano arrivare in questo posto così sconosciuto ma che per 6 lunghissimi mesi sarà la tua casa.

C’è M. la mia padrona di casa ad aspettarmi.
I primi giorni li ho dedicati al turismo, ad esplorare e conoscere la mia città. Sembrava tutto così ‘perfetto’. Mi piaceva quella vita. Dove potevo fare quello che volevo, veramente QUALSIASI cosa. Mi piaceva il caldo fino a tarda sera, mi piaceva il tramonto alle 21:00 h, mi piacevano le strade affollate a tutte le ore e mi piacevano le persone “super calienti”.
Iniziano le lezioni, in spagnolo e inglese.
Iniziano le prime feste erasmus.
Le prime amicizie. Quelle che seguiranno per tutti i sei mesi, quelle persone che diventeranno la tua famiglia.
Le cene, i pranzi, uscite di pomeriggio.
E le feste, feste tutte le sere.
Come dimenticare il Casino.
Il tempo passa veloce, è Dicembre.
Torno a casa per due settimane per il Natale. Ma quanto sono state pesanti quelle settimane. Lontane dalla mia nuova vita, dalla mia nuova routine, dalla mia nuova casa!

Nonostante fossi distante da amici e parenti da 4 mesi quel ritorno in Italia mi è costato molto. Non volevo tornare alla “realtà”, alla mia vita di sempre, così noiosa e monotona rispetto a quella che stavo facendo in Spagna.
Riparto più felici che mai, il 28/12 per andare a festeggiare il capodanno a Siviglia. Il mio primo capodanno nella “mia città”, insieme ai miei nuovi amici.

Gennaio mese un po’ malinconico, iniziano le partenze, i saluti. Persone che vanno altre che arrivano. Gennaio un mese di transizione, un mese particolare, forse il peggiore. Non è stato il mio ultimo mese, ma già dai primi giorni capisci che quest’esperienza fantastica sta per concludersi e tu non sei più la stessa persona della partenza. Ogni persona che hai incontrato, ogni viaggio che hai fatto, ogni ragazzo che hai salutato ti ha cambiata.
E la nuova te non è più adatta alla tua vecchia vita, non è pronta ad iniziare tutto da capo.
Purtroppo fino a quando non finisce veramente non capisci che quel tempo non tornerà mai più e che è stato il migliore di tutta la tua vita.

Welcome

Benvenuti nel mio blog,

mi chiamo Giulia e sono una studentessa universitaria di Roma. Studio Traduzione e Interpretariato alla Gregorio VII, poiché il sogno della mia vita è diventare interprete e viaggiare per il mondo. Attualmente studio Inglese, Spagnolo e Cinese. Sono appena rientrata in Italia dopo essere stata 6 mesi in Erasmus.

Ho deciso di creare questo blog in cui parlerò delle esperienze Erasmus sperando di invogliarvi ad intraprendere questa avventura e ad esservi d’aiuto. In questo blog inserirò testimonianze di ragazzi che hanno studiato all’estero e di come si sono trovati. Riporterò le loro opinioni, i loro pensieri, i loro viaggi e i loro consigli.

To be continued…